Holding di famiglia rischio abuso

Holding di famiglia https://www.nicolaforner.it/operazioni-straordinarie/holding-3/.

Se sei un imprenditore che ha una Holding di famiglia o un professionista che assiste patrimoni familiari, sai benissimo che la distribuzione diretta dei dividendi da una società operativa comporta un costo fiscale immediato non indifferente: una ritenuta d’imposta a titolo definitivo pari al 26%. 

Per questo motivo, la costituzione di una Holding di famiglia tramite il regime di realizzo controllato (art. 177, comma 2 del TUIR) è uno strumento efficiente utilizzato per ottimizzare e proteggere la ricchezza aziendale.

Grazie alla tassazione ridotta sui dividendi percepiti dalle società di capitali (esclusione IRES al 95% ex art. 89 del TUIR, con un prelievo effettivo di appena l’1,2%), la holding permette di disporre di un polmone finanziario formidabile per fare investimenti e pianificazione patrimoniale.

Ma attenzione: questo percorso non è privo di insidie. L’Amministrazione Finanziaria monitora costantemente queste strutture per scongiurare l’abuso del diritto (art. 10-bis della Legge n. 212/2000).

Holding di famiglia e Rischio Abuso del Diritto. Come Proteggere il Reinvestimento dei Tuoi Utili: l’atto di indirizzo MEF del 2025

Negli ultimi mesi il dibattito si è fatto particolarmente acceso.

Con l’emanazione dell’ Atto di indirizzo del MEF del 27 febbraio 2025, il Ministero ha chiarito che tra i “vantaggi fiscali indebiti” oggetto di scrutinio rientrano anche i differimenti d’imposta significativamente posticipati o “sine die”. 

Questo indirizzo ha messo sotto la lente dei verificatori le cosiddette holding di famiglia statiche — quelle strutture che incassano i dividendi dall’operativa e li accumulano al proprio interno, rinviando a tempo indeterminato la distribuzione (e quindi la tassazione al 26% in capo ai soci persone fisiche). 

La posizione del Fisco e il richiamo alla prassi storica 

L’Agenzia delle Entrate, nella recentissima Risposta ad interpello n. 155/2026, ha confermato la propria linea rigorosa richiamando espressamente i principi della storica Risposta n. 215/2022. In entrambi i documenti, l’Amministrazione Finanziaria ribadisce che per escludere l’abuso del diritto è indispensabile che al conferimento segua: 

  • L’effettivo esercizio di un’attività imprenditoriale da parte della holding di famiglia. 
  • Un “impiego attivo ed efficace” delle risorse finanziarie provenienti dalla controllata. 

Se la holding di famiglia si limita ad accumulare risorse senza una reale vitalità economica, rischia di essere qualificata come un “mero contenitore” passivo, finalizzato unicamente ad aggirare la ritenuta fiscale sui dividendi del 26%. 

Per evitare qualsiasi contestazione di abuso del diritto, la costituzione e l’operatività della holding di famiglia devono essere sorretta da valide ragioni concrete e riscontrabili nei fatti, e non solo enunciate formalmente sulla carta. L’architettura deve poggiare su pilastri gestionali ed extrafiscali effettivi, quali: 

  • La separazione del rischio aziendale tra la società operativa e il patrimonio accumulato; 
  • La reale protezione patrimoniale dei beni familiari da eventuali imprevisti legati al business; 
  • La pianificazione strategica del passaggio generazionale, garantendo stabilità e unitarietà alla governance futura; 
  • Il concreto e tracciabile utilizzo della liquidità per svolgere attività d’impresa o investimenti reali, dimostrando che la holding di famiglia agisce come un soggetto economico vitale e non come una struttura inerte. 

Il dubbio tecnico: la gestione di portafogli finanziari ed ETF è davvero “passiva”? 

In dottrina e tra gli operatori si è aperto un forte confronto. Gli organi di controllo tendono talvolta a considerare “elusivo” il parcheggio di liquidità in strumenti finanziari classici. Tuttavia, molti esperti sollevano un legittimo dubbio: l’investimento del patrimonio della holding in fondi comuni o ETF non può essere liquidato come mera passività. Al contrario, presuppone una precisa attività di pianificazione patrimoniale, asset allocation strategica e gestione del rischio in stretta relazione agli obiettivi finanziari e di stabilità della famiglia e delle imprese collegate. Gestire attivamente la liquidità per preservarla dall’inflazione e proteggerla da rischi di mercato è, a tutti gli effetti, una condotta economica razionale e meritevole di tutela. 

La Risposta 155/2026 e il Rimborso dei Finanziamenti Soci: Regole Operative 

La Risposta n. 155/2026 si spinge oltre lo storico precedente del 2022 affrontando un altro tema caldo per le PMI: l’utilizzo della liquidità per il rimborso di finanziamenti infruttiferi erogati in passato dai soci alla holding. 

Nel caso esaminato, il conferimento in holding era sorretto da valide ragioni extrafiscali:

  1. Passaggio generazionale unitario: evitare la frammentazione del pacchetto di controllo nell’operativa all’ingresso dei futuri eredi. 
  1. Solidità patrimoniale: facilitare l’accesso al credito bancario grazie alla concentrazione delle partecipazioni nella holding. 
  1. Sviluppo di nuovi progetti: finanziare investimenti immobiliari orientati al mercato (costruzione e locazione a terzi). 

Tuttavia, l’operazione prevedeva anche l’eventuale rimborso di vecchi finanziamenti soci con la liquidità proveniente dai dividendi della controllata. 

L’Agenzia delle Entrate ha dato il via libera all’operazione escludendo l’abuso, ma fissando un paletto rigido: Il rimborso dei finanziamenti soci deve mantenere un ruolo strettamente “residuale ed eventuale” rispetto all’impiego prioritario delle risorse nello sviluppo delle attività economiche della holding. Se la holding venisse usata principalmente per “drenare” la cassa dell’operativa e restituire liquidità esentasse ai soci, l’Amministrazione finanziaria potrebbe contestare l’abuso del diritto. 

Check-list di Pianificazione e Conformità Anti-Abuso 

Per gli imprenditori che vogliono utilizzare la holding come cassaforte di famiglia e strumento di wealth management, la pianificazione deve basarsi su prove concrete. Ecco i punti chiave da presidiare: 

  • Definizione degli Obiettivi di Asset Allocation: Strutturare e documentare che l’investimento della liquidità (anche in fondi o ETF) risponda a una precisa pianificazione patrimoniale familiare e a logiche di gestione del rischio di portafoglio, e non a un mero parcheggio inerte. 
  • Prova della Vitalità Economica: Supportare la holding con delibere e business plan che dimostrino la destinazione della liquidità a investimenti d’impresa, immobiliari o di sviluppo strategico. 
  • Tracciabilità dei Flussi: Evitare la totale sovrapposizione temporale e quantitativa tra i dividendi percepiti dall’operativa e i rimborsi di finanziamenti ai soci. Il rimborso deve essere chiaramente residuale. 
  •  Formalizzazione delle Ragioni Extra-fiscali: Blindare l’atto e gli accordi di famiglia esplicitando gli obiettivi di passaggio generazionale, consolidamento del controllo societario e protezione del patrimonio 

Conclusioni 

La holding rimane uno dei migliori strumenti di tutela e crescita patrimoniale a disposizione di chi fa impresa in Italia. Tuttavia, l’epoca delle holding “scatole vuote” è definitivamente tramontata. Il successo di una pianificazione di Wealth Management non risiede solo nella sua struttura giuridica iniziale, ma nella capacità di gestire attivamente le risorse in coerenza con gli obiettivi familiari e di mercato. 

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Che tu stia muovendo i primi passi per costituire la tua prima holding di famiglia o che tu abbia già una struttura societaria attiva, definire fin da subito le “ragioni economiche concrete” e impostare una corretta asset allocation per i tuoi utili è l’unico modo per dormire sonni tranquilli, evitando la trappola della tassazione al 26% o le contestazioni di abuso del diritto.

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Nicola Forner

Dottore Commercialista e Revisore Contabile — Bassano del Grappa, specializzato in wealth management, operazioni straordinarie e passaggio generazionale d'impresa.

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